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Ricetta #006: Emozioni

  • Immagine del redattore: selenericcio
    selenericcio
  • 23 feb 2019
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 20 mag 2022


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Ho perso le emozioni. Ed è successo così, all’improvviso. Un bel giorno ho aperto gli occhi e loro non c’erano più. Svanite. Solo un lontano ricordo.

All’inizio la questione ha generato un po’ di preoccupazione, ma poi l’abitudine ha preso il sopravvento. L’assenza è diventata normalità. E la freddezza è diventata l’ordinaria temperatura della vita.

Non ne ho sentito più di tanto la mancanza. Anzi, in un certo senso, senza di loro è stato tutto più semplice. Più gestibile. Meno doloroso.

La vita ha continuato a scorrere senza particolari criticità. Giorno dopo giorno. Mese dopo mese. Anno dopo anno. Senza nulla di rilevante che potesse colpirmi.

Si rompeva qualcosa in casa? Prima o poi l’avrei aggiustato. Facevo un incidente con l’auto? Pazienza. Litigavo con uno dei miei amici più cari o la persona che stavo frequentando mi diceva che se ne sarebbe andata per sempre? Ok, cose che capitano. Moriva qualcuno che conoscevo o a cui ero legata? La vita è così...

Nemmeno la morte riusciva a scuotermi dal torpore in cui ero piombata.

Una volta un’amica mi ha persino presa a schiaffi, per scatenare una reazione di qualche tipo. Ma non è successo nulla. Ho continuato a rimanere lì, impassibile e immobile.

E così è stato per tutto il resto della mia vita.

Ho atteso, a lungo. Ho atteso che le emozioni tornassero da me, come un cucciolo scodinzolante torna dal suo padrone. Ma non è successo.

E la vita è volata, con la velocità di un battito d’ali di una farfalla.

Ora sono vecchia. E non mi aspetto più che loro tornino.

È una giornata di autunno. Osservo dal portico di casa le foglie rossastre, mosse dal vento, degli alberi del vialetto. E, per la prima volta dopo tanto tempo, sento qualcosa.

Una sensazione strana, quasi malinconica, come quella che si prova per qualcosa che sta per essere perso per sempre. Uno strano gorgoglio, che parte dalla bocca dello stomaco, si fa strada dentro di me. Turbinio, caos. E poi il miracolo.

Una piccola e unica lacrima mi scorre sul viso. Avvicino lentamente il mio dito al volto, per toccare, per essere sicura che non sia solo un’illusione.

Non lo è. Sono tornate.

In un solo istante, vengo come investita da uno tsunami di sensazioni. Tristezza, malinconia, ma anche gioia e speranza. E poi rabbia, disgusto, euforia...

Non riesco a capire perché siano tornate e perché l’abbiano fatto proprio adesso.

Entro in casa e mi avvicino al grosso specchio dell’ingresso. Ho bisogno di osservarmi per capire se ci sia qualcosa di diverso in me. Ma sembro sempre la solita vecchietta di sempre. Capelli bianchi, il viso solcato dalle rughe del tempo, le spalle un po’ curve e affaticate dal peso della vita. Solo le gote sembrano un po’ meno pallide del solito.

Nessun altro cambiamento rilevante.

Ma mentre mi volto per tornarmene da dove ero venuta, le noto.

Mi fermo, incredula. Le guardo e le riguardo, più volte. Sono vere?

Mi volto e mi giro per vederle meglio, provo ad agguantarle. È tutto vero.

Due splendide ali spuntano dalla mia schiena. Sottili ed eleganti, formate da innumerevoli e soffici piume azzurre.

E, forse, sono sempre state lì.

Solo che non me ne sono mai accorta. Troppo impegnata a proteggermi dalle emozioni, che io stessa ho cacciato, e troppo impaurita di vivere davvero la vita, per accorgermi che avrei potuto volare via e raggiungere la felicità in qualsiasi momento.

Ma ho ancora tempo. Anche se sono anziana, posso ancora fare tante cose. Posso ancora vivere. Posso ancora volare.

Ora che ho ritrovato le mie emozioni (e le mie ali), posso ancora essere felice.

Presa dall’entusiasmo, esco nuovamente sul portico, con le migliori intenzioni e aspettative.

E poi li vedo.

Sono venuti a prendermi. Il tempo a mia disposizione è terminato.



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