Ricetta #002: La Signorina Sempreunagioia
- selenericcio

- 29 gen 2019
- Tempo di lettura: 8 min
Aggiornamento: 20 mag 2022

La Signorina Sempreunagioia era una persona solare e sorridente, in ogni circostanza. Viveva la vita scovando la felicità nelle piccole cose e considerando ogni giorno un dono. Era felice, felice davvero, e non era mai triste. Non lo era mai stata (in tutta la sua vita).
Da poco tempo, aveva stretto amicizia con la Signora Buonemaniere e si era subito trovata in sintonia con lei. Tutta la città di Ovunque le conosceva e le apprezzava per il loro amore per la vita e per il loro modo di fare sempre “la cosa giusta, al momento giusto, con i modi giusti”. Piacevano proprio a tutti. Persino al Signor Nessuno e (segretamente) alla Signorina Solitudine. C’erano davvero pochissime eccezioni, come la famiglia del Signor Odio o quella dei Cattiveria. Ma loro vivevano nel quartiere Ombra e non erano particolarmente partecipi alla vita della città. Inoltre, la Signorina Sempreunagioia si era autoconvinta che nessuno di loro esistesse veramente e che lo stesso quartiere Ombra fosse una semplice storia, inventata per spaventare i bambini.
Lei sapeva, con assoluta convinzione, che il mondo era un posto amichevole e gioioso e che sarebbe bastato spiegarlo agli altri per fargli cambiare totalmente la propria visione della vita. Non a caso, era una grande sostenitrice del “Movimento Bicchieri Mezzi Pieni”, fondato da un suo carissimo amico d’infanzia, il Dottor Sorriso. Ci credeva davvero e aveva fatto della gioia la sua missione personale. Ogni giorno in giro per la città per regalare un sorriso o una buona parola a chi, per i motivi più disparati, l’aveva perso o rischiava di perderlo. Era persino nato un “Comitato per la Gioia”, dove lei stessa era stata eletta all’unanimità Presidente della Commissione. Lei aveva accettato, con gioia (ovviamente), proponendo a sua volta come Vice-Presidente la Signora Buonemaniere, la quale aveva ringraziato lusingata. Molti altri cittadini di Ovunque avevano sposato la loro causa e ora facevano di tutto per rendere la città un posto migliore e più felice, giorno dopo giorno.
Secondo uno studio dell’emerito e illustrissimo Professor Imparato, pluri-laureato nella prestigiosissima “Università della Vita” della vicina città di Qualunque, la città di Ovunque era risultata la più felice di tutta la regione del Vago. Gli ovunquesi non potevano che andare fieri di questo grandioso risultato e la Signorina Sempreunagioia era “al Settimo Cielo”.
La notizia era circolata velocemente su tutti i mezzi di comunicazione, attirando ben presto le attenzioni e la curiosità di molti. La città di Ovunque si era così ritrovata invasa da curiosi, giornalisti, ma anche scettici e dubbiosi. Ma dopo una semplice visita, tutti dovevano concordare che, in effetti, Ovunque era davvero una città felice, così come i suoi abitanti. Furono persino organizzate e indette delle conferenze per proporre il “Metodo Sempreunagioia” in altre città e regioni. Obiettivo il mondo intero. Un’idea ambiziosa, forse addirittura utopistica, ma che, secondo alcuni studi della sociologa Dott.ssa Speranza, poteva anche essere possibile. Gli stessi abitanti del quartiere Ombra avevano iniziato ad andarsene, in quanto il clima della città di Ovunque era diventato insostenibile per loro. Meglio cercare luoghi dove l’influsso del Metodo Sempreunagioia non fosse ancora arrivato, anche se si estendeva sempre più.
Fu così che la notizia era giunta all’orecchio di un certo scrittore, Emilio PennaSincera, che risiedeva nelle lontane Isole Remote della regione dei Confini, in una piccola casetta al limitare della Foresta dell’Oblio, ignorato dai più e dimenticato da molti. I suoi romanzi non avevano mai riscosso grande successo; troppo diretti, troppo sinceri, troppo reali. Alle persone non piaceva la realtà, preferivano le storie raccontate da scrittori come Giacomo Illusione o Loretta Falsapparenza (i loro romanzi erano primi in tutte le classifiche!). Ma gli avvenimenti della città di Ovunque avrebbero potuto dare un buono spunto al Signor PennaSincera. Forse quella poteva persino essere l’occasione giusta per il suo riscatto letterario (e sociale). Così aveva deciso di intraprendere il lungo viaggio verso la città di Ovunque.
Arrivato in città, aveva subito notato che si respirava davvero quel clima sereno di cui tutti parlavano e, persino lui, si era ritrovato contagiato e aveva abbozzato un sorriso. Inoltre, erano stati tutti estremamente amichevoli nei suoi confronti. Molti abitanti si erano offerti di aiutarlo nella ricerca degli spunti per il suo nuovo libro. E c’era chi lo aveva accompagnato in giro per la città, chi gli aveva offerto il caffè o lo aveva portato fuori a cena, chi lo aveva chiamato per non farlo sentire solo. Erano stati tutti così buoni. Eppure, qualcosa non sembrava quadrare e Emilio PennaSincera non era del tutto convinto della veridicità di ciò che stava osservando. Possibile che fossero davvero tutti così incondizionatamente felici e ben disposti nei confronti del prossimo? Aveva dunque pensato di intervistare la persona da cui tutto era partito: la Signorina Sempreunagioia.
Aveva chiamato il Comitato per la Gioia per prendere un appuntamento e parlato con la Signora Buonemaniere che, in modo molto disponibile e cordiale, gli aveva fissato un incontro per il giorno successivo.
Si era dunque presentato di buon’ora la mattina seguente, per poi proporre alla Signorina Sempreunagioia di fare una passeggiata con lui durante la loro chiacchierata. Avevano parlato di tutto, persino del “Movimento Bicchieri Mezzi Pieni” e di come questo avesse ispirato la Signorina Sempreunagioia a trovare la missione della sua vita. Emilio PennaSincera aveva ascoltato avido ogni parola, questa volta certo dell'autenticità della persona che aveva di fronte.
Camminando camminando, si erano però ritrovati in una zona della città palesemente diversa. Sia Emilio che la Signorina Sempreunagioia si erano sentiti smarriti, non sapendo dove fossero capitati. Poi lei si era ricordata di favole lontane che aveva ascoltato da piccola e del Quartiere Ombra. Esisteva veramente.
Proseguendo per la via, erano aumentati degrado e desolazione. Le case erano parse tutte abbandonate ed entrambi avevano percepito un clima diverso. Un clima che la Signorina Sempreunagioia non era riuscita a decifrare. Aveva solo sentito qualcosa dentro di lei continuare a crescere e fare male, un male terribile. Aveva chiesto a Emilio PennaSincera di accompagnarla indietro, perché non si sentiva bene. Emilio, perfettamente conscio di cosa si trattasse, aveva acconsentito senza dire nulla. Non si era sentito pronto a rivelare l’esistenza della sofferenza a quella signorina tanto gentile e ben disposta. L'aveva presa sotto braccio, per guidarla verso casa, quando qualcosa aveva catturato la loro attenzione.
Una figura in lontananza li stava osservando, appoggiata al muro di un grosso e oscuro edificio, con un’aria strafottente e antipatica. La Signorina Sempreunagioia aveva avuto un sussulto dallo spavento, ma poi aveva osservato meglio la figura. Era solo un ragazzo.
Senza mai staccarsi dal suo accompagnatore, aveva deciso di avvicinarsi e provare a parlare con lui. “Ciao caro, che ci fai qui tutto solo? E cosa è successo a questa zona della città?”
Lui l'aveva guardata sprezzante, per poi rispondere in modo abbastanza sgarbato: “A chi importa saperlo? E poi io non sono “caro". Io mi sto solo facessi gli affari miei e intendo continuare a farmeli.”
La Signorina Sempreunagioia era rimasta talmente turbata dalla risposta così diretta e maleducata, che per poco non aveva avuto un mancamento. Per fortuna c’era Emilio PennaSincera a sostenerla, fisicamente e moralmente. Aveva infatti preso lui in mano le redini della conversazione con il ragazzo e, dopo alcune battute taglienti e dirette, era riuscito a stabilire un contatto, apprendendo che tutto il quartiere era ormai disabitato, a causa della crescente e insopportabile gioia che aveva invaso la città.
“Perché non vieni con noi?” aveva sussurrato tutto d'un fiato la Signorina Sempreunagioia a fine conversazione, mossa da un reale e sincero sentimento (quasi materno) nei confronti di quel ragazzo smarrito. Il ragazzo l’aveva guardata con quello sguardo di disprezzo che lo contraddistingueva e, fuori da ogni logica, aveva acconsentito. Nessuno gli aveva mai chiesto una cosa simile e quella donna sembrava realmente interessata a lui.
Man mano che erano tornati nella zona della città conosciuta, la Signorina Sempreunagioia aveva sentito crescere nuovamente buoni sentimenti dentro di lei. Inoltre, si era immaginata come sarebbe stato accolto quel ragazzo, di cui nemmeno conosceva il nome, da tutti gli altri cittadini e di quanto lui avrebbe potuto essere felice una volta che si sarebbe sentito accettato. E si sentiva felice a sua volta, di nuovo. I brutti sentimenti erano solo un ricordo.
Aveva deciso di presentare il ragazzo quello sera stessa alla riunione del Comitato per la Gioia. Che bella riunione sarebbe stata, quanta felicità per tutti! Emilio PennaSincera aveva cercato di farle capire che avrebbe anche potuto non andare come lei immaginava. Quel ragazzo, in fondo, era un escluso, un abitante del quartiere Ombra. Avrebbe potuto non piacere e non essere accettato. Ma la Signorina Sempreunagioia non voleva sapere ragioni. Era sicura della bontà del suoi concittadini.
Così era arrivata la sera. E la riunione. E il momento della presentazione, accompagnata da buone parole e un ampio sorriso.
“Tornatene da dove sei venuto!”
“Tu sei spazzatura, sei diverso!”
“Non ti vogliamo!”
Erano state solo alcune delle urla che avevano raggiunto le orecchie della Signorina Sempreunagioia. Tra le tante, però, aveva riconosciuto una voce che non si aspettava di sentire: quella della Signora Buonemaniere (che, in quell'occasione, di buone maniere ne aveva avute ben poche). Sopraffatta dal disagio e dalla delusione, aveva cercato di far ragionare gli abitanti, ma senza successo. Erano tutti così arrabbiati, indignati, chiusi. E per terminare al meglio la serata, come ringraziamento, aveva ricevuto una lattina dritta in faccia. E poi era svenuta.
Si era risvegliata confusa e dolorante ore dopo, nella sua stanza. Al suo fianco, Emilio PennaSincera, con uno sguardo preoccupato e allo stesso tempo triste. Come qualcuno che sta per rivelarti la cosa più terribile del mondo. E così aveva fatto. Aveva raccontato alla Signorina Sempreunagioia ogni cosa. Tutto ciò che aveva visto con i suoi occhi, scritto nei suoi libri, provato sulla sua pelle. Lei l'aveva ascoltato, incapace di dire qualsiasi cosa, sentendosi mancare più volte e, infine, aveva pianto. Lei che non aveva mai conosciuto la tristezza, aveva pianto per la prima volta. Ed era stato così doloroso, di un dolore che non era in grado di descrivere. Emilio PennaSincera, ad un certo punto, aveva pianto con lei. Poi l’aveva abbracciata, forte. Quando lei aveva trovato il coraggio di staccarsi da lui, aveva semplicemente chiesto: “Come si può vivere sapendo tutte le cose che mi hai raccontato? Come si può essere davvero felici se il mondo è così pieno di sofferenza?”
Domande più che giuste. Ma Emilio non aveva saputo rispondere. Le aveva detto un semplice e sincero “Vedrai che ce la farai. Anzi, ce la faremo!” Poi l’aveva abbracciata ancora.
In quel momento avevano bussato alla porta della stanza. Era il ragazzo del quartiere Ombra. Era passato a salutare (e ringraziare), prima di tornarsene da dove era venuto o, forse, per andare altrove. Non era importante.
La Signorina Sempreunagioia ne era stata molto dispiaciuta, ma in fondo l'aveva capito. Si era alzata e si era avvicinata per salutarlo. Poi, d’istinto, l'aveva abbracciato. Era stato un abbraccio di pochi attimi, ma sincero. Il ragazzo l'aveva guardata e, per la prima volta, aveva sorriso (si vedeva che non era abituato a farlo!). Poi si era avviato verso la porta per andarsene. Prima che scomparisse, la Signorina Sempreunagioia gli aveva chiesto un’ultima cosa. Voleva sapere almeno il suo nome, il nome della persona che i suoi concittadini avevano attaccato così ingiustamente e duramente solo perché diverso. Lui aveva guardato prima lei e poi Emilio PennaSincera e poi aveva detto “...il mio nome è Destino.”
P.S. PER I CURIOSI – Che fine hanno fatto i nostri eroi?
- La Signorina Sempreunagioia non ha smesso di credere nel buono che è ancora possibile trovare nel mondo, anche se ha dovuto rivedere completamente le sue convinzioni. Ha lasciato il Comitato per la Gioia e ha deciso di esplorare quel suo pianeta che conosce così poco. Per sua fortuna, non sarà sola. Avrà un compagno e una guida d'eccezione: lo scrittore Emilio PennaSincera.
- La Signora Buonemaniere è diventata la nuova Presidente del Comitato per la Gioia, con il consenso entusiasta di tutti i suoi concittadini. Amministra diversi gruppi whattsapp, nei quali ogni singola mattina posta la foto di una caffè fumante e la scritta “Buongiornissimo!” e ha creato anche una pagina Facebook per aiutare le persone in difficoltà, condividendo preghiere e buone parole (e ne va decisamente fiera!).
- E Destino? Beh, lui è partito. Partito alla ricerca di suo fratello scomparso. Ma questa, è un'altra storia...
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